1.
INTRODUZIONE AL CODICE
Lo scopo di questo Codice è quello di affrontare la disciplina musicale sotto un innovativo punto di vista, con un metodo differente e volutamente singolare: attraverso la codificazione delle regole d’esecuzione e del relativo suo studio.
Il progetto è sperimentale e nell’intento di unire due materie scientifico disciplinari diversissime, tanto precise quanto sublimi: il rigore nobile delle regole articolate ed il fascino dell’arte musicale.
Un “Codice della Chitarra” è un componimento scientifico davvero unico: il frutto di anni di empiria d’insegnamento e di risoluzioni dei principali problemi sorti in fase di studio ed insegnamento della disciplina ritmica e solistica della chitarra: le frequently asked questions comuni a tutti gli alunni dell’autore; l’insieme delle regole da rispettare per la più corretta lettura e studio puntuali da parte dell’esecutore, e da far rispettare dal più autorevole maestro.
Non mancano di far testo in questo Codice, in riferimento agli argomenti affrontati al dettaglio, le medesime osservazioni che gli stessi alunni e discenti, colleghi e musicisti amici hanno ricompensato il mio insegnamento nel corso degli anni.
E’ un idea che sorge direttamente dalla naturale tendenza dell’autore ad articolare[1] anche in una disciplina che di giuridico ha ben poco: la musica. Ma il Diritto e la Musica sono i principali interessi dell’autore, i quali in questo Codice sono stati coniugati in una straordinaria commistione epistemologica.
Miscela interessante questa di una scienza riconducibile a Diritto Naturale (la matematica e la fisica della musica) ed a Diritto Positivo (convenzioni chitarristiche), che suggeriscono il metodo didattico.
E’ indispensabile ribadire come questo Manuale viva in intensa osmosi con il testo di Lineamenti fondamentali “Ritmica-Mente”, sul quale si fonda, dal quale mutua lo spirito e le intensioni, col quale integra la disciplina dello studio della Chitarra ritmica e solistica. E’ proprio “Ritmica-Mente” che suggerisce il criterio di utilizzo di questo Manuale e dal quale non si può prescindere, pena l’incapacità di lettura del testo codificato di seguito.
Ed è stato proprio all’interno del testo di disciplina sostanziale “Ritmica-Mente” che sono stati affrontati in modo accennato i primi rudimenti della disciplina articolata, sotto forma di precetti e regole, ed in questo testo invece descritti in modo più diffuso.
Gli argomenti principali sono: Convenzioni chitarristiche, impostazione, regole di lettura ed esecuzione della Ritmica, della Solistica, dell’Effettistica, nonché elementi normativi musicali, anatomici, liutaici, e molto altro ancora.
Il testo codificato è interamente spiegato e commentato al fine di suggerire l’autentica interpretazione delle regole, senza della quale si potrebbe incolpevolmente travisare il senso regolamentare; al riguardo l’autore offre la miglior ermeneutica per la massima intellegibilità.
Il contenuto esplicativo di questo testo coincide con il metodo formativo di didattica frontale che integra il contenuto del manuale “Ritmica-Mente” [aggiornato all’ultima edizione: la settima (Febbraio 2012)]: è un comodo ed utile surrogato delle lezioni dirette del Maestro. Le utilità sono: a) integrare le lezioni di didattica frontale con una individuazione completa, unitaria, definita e precisa profondamente discretiva; b) corredare le lezioni dei corsi di nozioni altrimenti non affrontate per questioni attinenti all’economia temporale delle sedute collettive; c) padroneggiare le regole finalizzate alla docenza della disciplina ritmica e solistica della Chitarra.
Le norme vengono separate in programmatiche e precettive: le prime in forma di madrigali (componimenti poetici), le seconde in forma di canoni. La scelta del canone[2], più che dell’articolo, si giustifica dal peculiare senso e dalla pregnante immagine della regola autonoma come misura della corretta esecuzione e dell’autorevole insegnamento.
L’autore tiene per se la libertà di adoperare tale manuale secondo la naturale destinazione economica con l’esclusivo diritto di pubblicare l’opera in ogni forma e modo, originale o derivato, il diritto esclusivo di distribuzione che ha per oggetto la messa in commercio o in circolazione, o comunque a disposizione, del pubblico, con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi titolo, ai sensi degli articoli 12 ss Sezione I Capo III della Legge 22 Aprile 1941, N.633 sui diritti d’Autore, e, ribadendo che la fotocopiatura costituisce reato ai sensi della citata Legge così modificata dal Decreto Legislativo N. 68/2003, vanta l’originalità totale del contenuto tutelata dal principio della libertà d’espressione (Art. 21 Cost.).
Per qualsiasi informazione l’autore del manuale può essere contattato agli indirizzi e-mail: graziano.durso@live.it (MSN) e graziano.durso@hotmail.it (Facebook), ed al web link http://grazianodurso.blogspot.com, oppure al contatto telefonico mobile 3404750933 ed/od al fisso 095277355.
Ringrazio fin d’ora per tutte le osservazioni critiche e le correzioni con le quali i cari colleghi musicisti, insegnanti e gli studenti vorranno amabilmente ricompensare il mio sforzo.
Ad Emanuela.
2. COME STUDIARE LA CHITARRA
L’inedia musicale è cagionevole d’esiziale nocumento – teorico e pratico – agli sforzi già disimpegnati nello studio della disciplina in esame, eccependo che l’endiadi di cui supra (esiziale – nocumento) trova ragion d’essere precipuamente nella fase primordiale dello studio stesso.
Ecco perché di seguito compendiato viene suggerito un metodo di studio e di approccio alla disciplina, così come tratto dal Manuale “Ritmica-Mente” nella sua ultima edizione, ed adattato per l’appunto mutatis mutandis allo studio di questo Codice.
“Studiare la chitarra” è una formulazione troppo generica per poter essere trattata in queste poche righe dedicate all’argomento, e si finirebbe per allontanarci dallo scopo di questo primo paragrafo. Si dovrebbe quindi meglio parlare di come “studiare la disciplina ritmica, solistica e teoria chitarristica” alla luce del metodo sul quale si basa questo pratico Codice.
Si vuol quindi con questo prologo, giustamente inserito dopo l’Introduzione, guidare lo studente verso il metodo di studio migliore associato a questo testo di disciplina articolata.
Innanzitutto è necessario fissare bene quali siano i cardini dell’impostazione delle mani sulla Chitarra, la posizione d’assumere per lo studio dello strumento, e la tecnica di autoverifica della corretta esecuzione. Questo Codice si compone quindi delle regole che devon’esser rispettate ai fini della corretta esecuzione e del corretto studio dell’argomento.
E’ sempre bene verificare, ogni qual volta s’esegua un esercizio o si studi un argomento, la correttezza di questo sulla base di tali regole […]. Se una regola è stata imparata scorrettamente è molto difficile riuscire a “rettificare” ciò che si è mal interpretato: studiare male un argomento può risultare più negativo di non averlo studiato affatto!
Ecco perché l’importanza di questo paragrafo: ribadire allo studente di non improvvisarsi interpreti senza prima aversi formato sulle regole e sui consigli dell’Insegnante, o in questo caso, dell’Autore.
L’autodidattica fin da principio rende poco nella Musica al di là di che se ne dica, soprattutto se informatica: questa è una disciplina millenaria, che per essersi portata a tanto ha dovuto conoscere genî e Maestri d’altissima virtù e prestigio che hanno dedicato la loro intera vita al suo studio con passione, dedizione e completa devozione. Con ciò non si vogliono attaccare i benefici dell’informazione digitale, ma per l’esigenza di contatto fisico che questa materia vuole, sarebbe impensabile scoprire da sé uno strumento senza una guida che conferisca almeno le chiavi di lettura.
La Musica è una Scienza esatta, fatta di numeri e di formule: non può essere lasciata naufragar nella temperie dell’opinione[3]. L’interpretazione dell’esecutore [Appunto nell’esecuzione!] lascia lo spazio che trova, donando quella originalità che solo l’essere umano può conferire, ma il virtuosismo del musicista non può fiorire ove non ci sia quella solida e forte base fondamentale che da semente irrora il fertile terreno ch’è la volontà del discente.
Questo Codice presenta numeri, […], formule, elementi che ritornano ciclicamente come in un’equazione matematica. Senza contare la Fisica del suono, che spiega la motivazione della dimensione dei tasti, la posizione degli armonici, la tonalità e molto altro.[4]
Pertanto si consiglia allo studente di fare molta attenzione alle spiegazioni che vengono fatte d’ogni argomento, d’ogni elemento, d’ogni passaggio e d’ogni connessione matematica (e/o geometrica) di questi, non solo per comprendere profondamente la motivazione del perché un determinato accordo sia così e non in altro modo, ma anche per approfondire l’essenza e la matrice matematica di fondo.
Non fermatevi ad una semplice lettura. Cercate di fare vostro il contenuto del testo! E’ facile ma fuorviante, scorrere le pagine del libro soffermandosi solo a guardare i canoni, cercando di immaginare una possibile interpretazione. Un apprendimento attivo ha bisogno di essere interattivo: provate a pensare ad altri esempi ai quali potrebbe esse applicata la teoria di cui state seguendo il commento e la spiegazione.
Lo studio, più che quantitativo, dev’essere qualitativo: ciò che importa veramente è la costanza, la perseveranza, la volontà e la precisione; dopo di ché è possibile far subentrare con la debita passione i ritmi stacanovistici dove bisogna allenare forza, velocità e ritmo.
E’ meglio organizzare il proprio studio ripartendolo in alcune decine di minuti, ma quotidiane! Si badi che anche nella Musica la lontananza è come il vento.
In conclusione di questa breve digressione, si consiglia sempre si ascoltare le indicazioni dell’Insegnante che segue lo studente ai fini d’avere un’ottimizzazione dei risultati ricondotti al programma didattico del Manuale “Ritmica-Mente” e di questo Codice. Lo studio della Musica è un esercizio per il corpo e per la mente, che aiuta ad avere dimestichezza con lo strumento ed elasticità nel pensiero in ogni altra disciplina, ma se non lo si coltiva, finisce per restare una semplice esperienza di sterile studio fine a sé stesso.
La Musica va vissuta sino in fondo, conoscerla e riscoprirla continuamente, per esprimersi con una marcia in più nei confronti di chiunque. Questo Codice si pone principalmente questo obiettivo.
Auguro dunque a tutti una buona lettura e soprattutto un buono studio!
3. ONERE D’OSSERVANZA
E’ opportuno prima d’iniziare a “dettar legge” percorrendo i meandri giuridici del Codice, spiegare taluni concetti e primari criteri propedeutici di lettura del testo, nonché motivazione logiche e razionali dell’esistenza di questa singolare opera.
Il pletorico lessico utilizzato è al contempo giuridico e musicale, ragion per cui, consapevoli che non tutti i musicisti sono anche giuristi e viceversa, si consiglia di leggere e/o studiare il testo con l’ausilio di un Dizionario della lingua italiana[5]: la fase genetica dell’adesione a quest’opera non può prescindere dalla fruizione di un ausilio lessicale; per le locuzioni latine e quelle francesi, questo Codice offre in appendice l’elenco, con relativa spiegazione e traduzione dei termini.
Fatte le dovute premesse, volte a corroborare la difesa contro dubbi, perplessità ed angosce ostative della comprensione della materia, ci si può permettere adesso di conoscere il contenuto dell’opera.
Quella trattata in questo Codice è, con probabilità confinante a certezza, una nuova Scienza: al contempo presenta sia aspetti d’enucleazione dalla disciplina ritmica e solistica, così come contenuta all’interno del metodo Ritmica-Mente, delle “regole” sparse per quel Manuale omonimo di disciplina sostanziale; sia elementi di vero e proprio sviluppo euristico ex novo di questo ius, se di ius può parlarsi in riferimento al Codice, senza mai allontanarsi dalla centralità dell’argomento musicale, lungi dal voler divagare nell’amusìa d’una materia aliena, palesandosi come mera dogmatica - in vero teleologicamente inficiante -, e sussumendo la più auspicata e fervida applicazione pragmatica; sia elementi di novitas ad onta di quanto prodromicamente possa rilevarsi in Ritmica-Mente!
E proprio di Ritmica-Mente questo Codice fa da vero e proprio pendant, elaborando un rivoluzionario sincretismo classico/ritmico di completamento della disciplina: di Ritmica-Mente il Codice può anche considerarsi un Vade-Mecum, assurgendo a ruolo apicale, quasi comprimario col metodo in parola.
Lo scopo di questo Codice è fra gli altri quello di mettere ordine ad un coacervo regolamentare avulso da un alveo omogeneo di dignità scientifico-disciplinare sui iuris, conferendole vigenza indefettibile corredata da euristico suffragio: il Codice è un anomalo connubio tra praxis, dottrina, giurisprudenza, normativa vigente, consigli, esortazioni, regole esecutive, metodo di studio, e non mancano di far testo pure regole morali d’approccio alla materia; è un approfondimento d’alta cultura che si prefigge anche di sollecitare la sensibilità artistica del discente allo studio prolifico, all’impegno che non resti sterile, ipotrofico, fine a sé stesso, con l’auspicio che tale opera divenga un testo facilmente fruibile e consultabile, funzionale ed insuscettibile di disertazione una volta ad esso aderito.
Questo Codice assolve - come previamente anticipato - anche un ruolo deontologico; ed è proprio in questa sua prospettiva che l’accezione deontica del Codice si consacra a leit-motiv, esperendo il primo pragmatico tentativo apprezzabile nella storia della musicologia di leggere la disciplina da un diverso fuoco: quello etico, così come può recepirsi dalle Disposizioni Programmatiche di quest’opera.
Ci si potrebbe chiedere, a ragion di logica, qual è il presupposto di cogenza, il cardine di vincolo, la motivazione per la quale bisogna rispettare le regole contenute in questo testo. Ma ancor più curiosamente ci si potrebbe domandare quale sia la conseguenza per il mancato rispetto di queste.
Ci si potrebbe domandare ancora a chi si applicano queste regole, chi ne è escluso, chi amministra l’esecuzione di queste, chi ne verifica il rispetto, se c’è la possibilità di abrogazione e/o sostituzione delle regole già scritte, e così via.
La ratio di questa opera è la seguente: individuare concetti e norme generali ed astratti universalmente applicabili a casi concreti per la miglior esecuzione e studio della disciplina ritmica e solistica, affrontati con puntale disamina scientifica.
Orbene, il mancato rispetto di tali canoni comporta la incorrettezza dell’esecuzione e dello studio di questa duplice disciplina. La sanzione (id est: la conseguenza del mancato rispetto delle regole) consiste nella incapacità di avere un prodotto qualitativamente soddisfacente del proprio impegno di studio musicale.
E’ pertanto un onere d’osservanza, come potrebbe intuire un attento lettore, quello che si costituisce in capo allo studente della disciplina se vuol conseguire il miglior risultato del proprio impegno di studio. Non si può parlare di obbligo se non sia lo stesso studente ad autovincolarsi al raggiungimento della più corretta conoscenza (rectius: assimilazione) della materia.
Osservanza che non è condicio sine qua non solo della corretta esecuzione, ma anche della qualificazione del proprio impegno come puramente aderente al metodo autentico, benché in taluna sua partizione ostico, tal’altra idiosincratico, valendo qui quindi il brocardo generale: “più semini, più raccogli; benché stancante ma satisfattivo!”
E’ il Maestro che deve amministrare - con la debita equitas verticale ed orizzontale[6] - la corretta osservanza delle regole verificandone il rispetto, per beneficiare egli stesso dei migliori risultati della propria docenza, ed ad esso bisogna tributare la competenza a farne studiare al dettaglio i precetti della disciplina articolata: sussiste ivi per l’appunto un’instaurazione di peculiare nesso sinallagmatico tra eunomia delle regole e tributo di competenza.
Egli non può essere transigente - o peggio connivente - in riferimento al rispetto di tali regole, dispensando se del caso i più piccoli discenti talora di studiare le regole ovvero di osservarle, per la più naturale delle motivazioni.
Resta pur sempre congeniale al metodo che ex ante nei confronti d’ogni discente si perfezioni un’anamnesi sullo scibile già acquisito altrove, al fine di propellere la docenza nell’iter del programma didattico e nella materia senza ulteriori indugi.
L’indulgenzialismo o clemenzialismo del Maestro non può che dover esser quindi inversamente proporzionale al livello di scolarizzazione del discente.
L’atteggiamento erratico, incline a disattendere la normazione positiva di tale disciplina, palesa l’inottemperanza all’osservanza del tributo di competenza, a guisa tale da rendere l’intenzione di studio testé sì descritta incompatibile con gli scopi della disciplina articolata all’uopo coniata.
Dall’osservanza delle regole ne sarebbe escluso aprioristicamente colui il quale desiderasse una sola conoscenza superficiale della disciplina ritmica e solistica secondo il metodo “Ritmica-Mente”; inosservanza che l’insegnante che adotta questo metodo non può permettere.
Beninteso, si ridurrebbe la cerchia degli studenti ai quali non si applicasse tale articolato ai soli autodidatti - nel caso limite - non intenzionati a scoprire le profonde potenzialità scientifiche della materia in parola, rimanendo ai livelli della c.d. “Chitarra da Spiaggia”: per evitar di fraintendere è essenzialmente lo scopo del superficiale studio che taluno si proponesse che avrebbe la capacità eventualmente esimente dall’assoggettamento all’ordinamento di questo Codice.
A scanso di equivoci, non vuolsi con siffatte argomentazioni denigrare la c.d. “Chitarra da Spiaggia”, ma si vuole in vero solo avvertire che questo Codice supera di gran lunga le intenzioni si chi si proponesse semplicemente di conoscere qualche Giro Armonico e qualche pennata per riuscir ad eseguire qualche brano.
Come potrà comprendersi più avanti, questo testo è fatto per chi ha il coraggio di usufruire del proprio intelletto avendo pertanto la bramosia di conoscere, il desiderio di sapere (si pensi al riguardo alle parole di Immanuel Kant nell’intervista su cosa fosse l’Illuminismo).
Concludendo, la possibilità che le regole contenute all’interno di questo testo vengano abrogate, sostituite o modificate subendo reiterati maquillages, è in vero improbabile: trattandosi di riferimenti alla matematica ed alla fisica della musica (come amavano ribadire Jean-Philippe Rameau e Sant’Agostino d’Ippona), ed a convenzioni musicali consolidate e comuni, sarebbe davvero difficile ipotizzarne una sostanziale “correzione”, che non sia solo una semplice e/o formale riedizione: si ammettono rettifiche formali, e mentre sono plausibili aumenti di disciplina, è preclusa in via generale una sostanziale deminutio.
Ma per l’appunto – senza poter prescindere dal dato fattuale che trattasi d’articolato ottriato monocraticamente - si richiama il 3° comma del Can. 1 del Codice per lasciare aperta la possibilità che miglioramenti della disciplina possono in qualunque momento ed in qualsiasi modo emendare disposizioni che, fino a quel momento, saranno assolutamente ed inderogabilmente vigenti.
Detto ciò s’inaugura con orgoglio e soddisfazione una nuova branca dello studio della musica, con l’auspicio che tale sia capostipite d’una perpetrata tradizione euristica concretantesi in manualistica: la Musicologia Giuridica.
[1] Realizzare norme in forma articolata delle regole di qualsiasi aspetto della vita.
[2] Il termine deriva dal greco kanòn, dal latino canon (canna, misura) che indicava una legge o regola (nel medioevo il termine canon designava anche il monocordo, strumento usato per definire teoricamente, con un procedimento geometrico, le altezze dei suoni della scala musicale). Nella musica polifonica, fra il XIV e il XVI secolo, il termine canone (o il suo equivalente fuga, che solo nel XVII secolo divenne il nome di una forma musicale autonoma) designava specificamente la regola, esposta all'inizio della composizione, che permetteva di ricostruire le diverse voci a partire da una singola melodia.
[3] Jean-Philippe Rameau nel Trattato dell’armonia ridotto ai suoi principi fondamentali (1722) diceva: “La musica è una scienza che deve avere regole certe: queste devono essere estratte da un principio evidente, che non può essere conosciuto senza l’aiuto della matematica. Devo ammettere che, nonostante tutta l’esperienza che ho potuto acquisire con una lunga pratica musicale, è solo con l’aiuto della matematica che le mie idee si sono sistemate e che la luce ne ha dissipato le oscurità”.
[4] Agostino - De Musica, cap VI, par. 17,57: “Da dove, ti prego, vengono queste cose, se non dal sommo ed eterno principio dei numeri, della similitudine, dell'uguaglianza e dell'ordine? Ma se toglierai queste cose dalla terra non sarà più nulla."
[5] Non è possibile riuscire a comprendere il contenuto del testo, del periodo, della frase e dello stesso significato frastico e neustico se non si conosce il significato dei termini ivi collocati; è necessario, prima di dare un’interpretazione di quanto studiato, accertarsi di possedere la più corretta conoscenza di tutti i possibili significati di un termine, non solamente dei possibili significati di lessico comune, ma anche e soprattutto di registro tecnico, ed in questo caso giuridico. L’esortazione dell’Autore all’utilizzo di un Dizionario della Lingua Italiana non può essere disattesa, in particolar modo in riferimento alla dizione ed al tenore lessicale dei canoni. Si desume da quanto detto l’auspicio dell’Autore che tale Codice sia per il discente anche un valido strumento di implementazione del proprio bagaglio culturale, incremento delle proprie conoscenze lessicali tecniche, corroborazione della propria proprietà di linguaggio.
[6] E’ necessario che, considerata la enorme discrasia tra il livello di scolarizzazione, capacità intellettive, età, formazione e conoscenze matematico-musicali dei vari alunni, che il docente della disciplina sappia ponderare l’amministrazione dell’articolato, centellinando con flusso maggiore o minore la mole di regole in base ai diversi casi. N.d.A.
